Il caso Airtasker

È necessario che i governi e le grandi imprese riconoscano il potenziale della sharing economy, dice il chief executive di Airtasker Tim Fung. La sharing sta crescendo ed è un fenomeno che non va assolutamente oscurato e di cui occuparsi in modo intelligente e serio.

Airtasker sta vivendo un’incredibile trend di crescita con 100.000 nuovi utenti in 6 mesi; un successo che si spiega con lo sviluppo di nuovi prodotti e l’espansione competitiva del team.

Più talenti sei in grado di far convergere più cresci è il verbo di Fung. Molte persone vivono il loro lavoro su Airtasker a tempo pieno, come un marketplace aperto che tende a migliorare con il perfezionarsi delle prestazioni.

Secondo Fung la forza della sharing economy è che si tratta di un settore del business che parte dalla condizione sostanzialmente free di entrambe le parti, chi offre e chi compra. L’effettiva chiusura di una transazione economica dipende dalla fiducia e dall’interesse più che da rigide regole di mercato.

Airtasker ha compiuto uno studio in collaborazione con Pure Profile e ha trovato che almeno il 50% degli australiani è consapevole di questo nuovo comportamento di consumo e il 20% lo ha utilizzato come servizio. La costruzione della consapevolezza, la divulgazione della conoscenza di un fenomeno del genere è il punto cruciale dello sviluppo della sharing a tutti i livelli.

Come startup Airtasker ha chiuso il suo round di investimento a 6,5 milioni e sta provando a espandersi in tutto il paese.

Airtasker è un marketplace australiano diretto a persone e aziende che ha l’obiettivo di permettere l’esternalizzazione di servizi locali e la ricerca di personale flessibile in pochi minuti per mezzo di un semplice smart phone.

Da un lato permette di trovare risorse locali per aiuti in casa o in ufficio, dall’altro consente a chi svolge i compiti di guadagnare facilmente denaro. Airtasker ha circa 320.000 user e ha già creato un indotto di quasi 20 min di dollari.

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