La sharing economy è ancora in crescita

La sharing economy continua la sua corsa

di Gabriele Ferrieri

 

Alla conclusione del terzo trimestre 2017, la sharing economy prosegue la sua crescita in Italia e nel mondo. Proprio grazie allo sviluppo e alle implementazioni delle nuove tecnologie nella nostra vita quotidiana, l’economia collaborativa ha avuto un rinnovato impulso e un crescente aumento di applicazioni.

Sicuramente quello del car sharing è uno dei settori che va per la maggiore, come indirettamente evidenzia il rapporto e-Mobility Revolution realizzato da The European House – Ambrosetti e presentato al Forum di Cernobbio, in cui viene evidenziato come, a livello mondiale, tra il 2005 e il 2016 il numero di auto elettriche nel mondo sia cresciuto mediamente del 94% l’anno. E benché l’incidenza delle auto elettriche rispetto al totale sia ancora contenuta, la stima dello studio è che i veicoli elettrici costituiranno oltre il 50% delle auto vendute entro il 2040. Tutto questo dimostra come la mobilità elettrica sia il futuro e come le piattaforme di car sharing abbiamo sposato questo percorso promuovendo l’impiego di mezzi elettrici nelle città, al fine di renderle sempre più smart, intelligenti e amiche dell’ambiente.

Ma la sharing economy è molto di più. In pochi semplici passaggi le soluzioni e i vantaggi che può portare possono risolvere problemi che oggi paiono insormontabili.

Per chiarire meglio tutto ciò, riprendiamo il drammatico fatto di cronaca in merito al terremoto che c’è stato ad Ischia e che il 21 agosto ha ferito, tragicamente, la zona alta di Casamicciola.

Il sisma ha messo in luce il grave problema dell’abusivismo edilizio isolano e che caratterizza anche molti altri territori della penisola italiana. Solo l’anno scorso ci sono stati più di due milioni di turisti sull’isola e questo afflusso è anche merito delle piattaforme online che offrono appartamenti e posti letto a prezzi più competitivi come Airbnb.

Tornando al tema dell’abusivismo, è qui che la tecnologia può dare il suo contributo e proprie le stesse piattaforme potrebbero dare la soluzione al problema e la domanda da farsi è: si potrebbero utilizzare i dati in possesso di queste piattaforme, anche per un controllo sulle abitazioni dove vengono accolti gli ospiti?

Senza appesantire la già eccessiva burocrazia che vi è in Italia, la proposta tuttavia pare più che attuabile, al fine di mettere a punto un metodo snello di comunicazione tra i comuni e le piattaforme per consentire un controllo a campione da parte dell’ente territoriale, oppure permettere alla piattaforma di sharing economy una rapida verifica sui requisiti di permesso per affittare una stanza o l’immobile. Tutto questo per fornire più strumenti in grado di monitorare eventuali abusi e dare maggiori sicurezze ai turisti.

I benefici della sharing economy, come appena illustrato, sono molti e a volte sotto i nostri occhi, basta solo aguzzare meglio lo sguardo.

Ma l’Italia non è il solo paese amante dell’economia collaborativa. Anche all’estero prosegue la marcia della sharing economy, tra cui spicca la Cina per numero di utilizzatori, dal car sharing elettrico per contribuire alla lotta all’inquinamento fino alla condivisione delle cosiddette capsule del sonno per ottimizzare la sovrappopolazione e la mancanza di nuovi spazi abitativi.

Iniziativa quest’ultima delle “capsule del sonno” che paiono simili a quelle usate dai navigatori interstellari nei film di fantascienza, ideate da una startup cinese che, per via di possibili problemi legati all’insorgere di incendi all’interno degli spazi di riposo, è stata messa al bando da parte delle autorità di Shangai.

In conclusione, i numeri e le iniziative sono molte e anche in termini di investimenti i livelli lasciano ben sperare per il lancio dell’economia collaborativa anche in altri settori non ancora sperimentati. Non resta che aspettare. Stay tuned!

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