Un regolamento per la sharing

Chiamare un taxi, assumere un tuttofare o andare a cena da una persona sconosciuta. Anche se questi comportamenti stanno diventando abituali, ci si chiede quanto ci si possa realmente fidare di un servizio digitale o di un app. Probabilmente non senza fidarsi del venditore o avere informazioni credibili sulla trasparenza del servizio. L’economia della condivisione sta diventando uno dei settori in più rapida crescita, e il tutto gira su strumenti digitali. Aziende come Uber, Airbnb e Etsy utilizzano servizi on-demand e applicazioni incentrate sull’ecosistema peer-to-peer. Ora, vista l’esplosione della sharing, si ragione in modo più mirato e prudente.

Cosa è stato fatto realmente per aiutare l’economia digitale a creare più fiducia nei consumatori?

Il Regno Unito ha appena preso un impegno proprio in questa direzione: diventare il primo paese a creare un marchio di qualità e accreditamento per l’economia di condivisione. Il progetto avrà lo scopo di promuovere le migliori pratiche e un codice di condotta per imprese e consumatori. Proprio come in altre industrie tradizionali, come l’energia, la pesca e i beni di largo consumo (commercio equo e solidale), definire gli standard di qualità diventa di vitale importanza. Un regolamento può aiutare a prevenire dei gravi danni, promuovere una sana concorrenza e garantire alle imprese un’azione equa nei confronti dei consumatori.

Un team del Centro Skoll per Social Entrepreneurship presso la Said Business School e Sharing Economy dell’Università di Oxford, sono il cervello dietro il marchio di Regno Unito.

L’iniziativa è stata accolta positivamente anche dal segretario aziendale Sajid Javid, che ha detto l’economia della condivisione ha un enorme potenziale per creare occupazione e crescita” e che il governo “continuerà a rottamare quelle e norme obsolete che frenano l’innovazione. Egli ha aggiunto che la fiducia dei consumatori è vitale e va stimolata.

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