Veronica tentori commenta la legge sugli Home Restaurant

Questa settimana abbiamo approvato alla Camera la legge sull’home restaurant, che ora passa al Senato. Un primo tentativo di offrire un perimetro di regole con l’obiettivo di valorizzare l’attività di chi vuole far crescere la propria abilità culinaria condividendola con gli altri, e allo stesso tempo garantire trasparenza, tutela dei consumatori e leale concorrenza.

Gli eventi culinari organizzati attraverso le piattaforme digitali rientrano nell’ambito più ampio della sharing economy, tema quest’ultimo su cui è in discussione la legge a mia prima firma nelle Commissioni IX e X della Camera: un fenomeno in costante evoluzione, che può rappresentare una grande occasione e che può essere integrato e reso complementare ai modelli di consumo tradizionali.

Nonostante a mio parere sarebbe stato più lineare procedere prima con l’approvazione della norma trasversale per poi analizzare, laddove necessario, le norme di settore, questo primo testo sull’home restaurant, rappresenta un punto di partenza importante che ci ha permesso di affrontare alcune preoccupazioni circa l’incertezza normativa, o in alcuni casi la totale assenza di regole, in cui verte attualmente il settore.

Qui trovate il mio intervento svolto in Aula durante la discussione generale del provvedimento in cui sottolineo la rilevanza del tema, gli aspetti positivi e alcuni miglioramenti possibili del testo.


Il testo, già migliorato nei lavori di commissione, è stato ulteriormente modificato da diversi emendamenti approvati nei lavori di Assemblea, tra cui alcuni da me presentati, andando incontro ad alcune esigenze di chiarimenti e ulteriori semplificazioni auspicate.
Segnalo positivamente:
– il chiarimento che si tratta di attività occasionali e che dunque non bisogna inserirle nel contesto di norme che vanno a regolamentare i professionisti del settore, in questo caso della ristorazione, pensate per i pubblici esercizi e per attività commerciali, che pur necessitando di semplificazione e snellimento, sono di natura diversa rispetto a quelle prese in esame dalla legge in discussione
– il riconoscimento dell’attività di social eating che consente a chi fa un numero di eventi inferiore a 5 e a 50 coperti in un anno di usufruire di ulteriori semplificazioni: si tratta di un’agevolazione pensata per chi inizia e per chi vuole sperimentare questa esperienza in modo estremamente sporadico
– la sotituzione delle procedure previste dall’attestato dell’analisi dei rischi e controllo dei punti critici (HACCP) con procedure rivolte alle buone pratiche di lavorazione e di igiene da determinarsi con decreto del Ministero della Salute, che mi auguro possano andare incontro a esigenze di formazione più adeguate per coloro che svolgono attività di home restaurant, differenti e semplificate rispetto a chi per esempio opera a livello professionale in un esercizio commerciale
– la sostituzione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) con una procedura più semplice: una comunicazione digitale che può svolgere la piattaforma digitale
Restano alcuni punti da migliorare. Infatti con un mio ordine del giorno che potete trovare qui ho richiesto che siano fatti ulteriori approfondimenti, anche nei passaggi successivi, per alleggerire alcune restrizioni quantitative a mio parere ancora presenti, come la soglia fiscale o l’impossibilità di sovrapporre più attività di sharing economy anche se svolte in modo molto sporadico, per rendere il nostro ordinamento coerente con le indicazioni contenute nelle comunicazioni della Commissione Europea del 2 giugno 2016.Nel frattempo è importante non dimenticare che è necessario procedere rapidamente con l’iter della legge quadro sulla sharing economy, già in dicussione alla Camera.

Appena disponibile caricherò qui il testo integrale del provvedimento sull’home restaurant approvato alla Camera.

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