Il nuovo volto della felicità

di Davide Pellegrini

A lezione di:

Sostenibilità, collaborazione, felicità e nuova economia

Un programma, quello con il Dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara, che sposta il baricentro del dibattito sulla sharing economy dall’entusiasmo del neocapitalismo digitale alla sua memoria antropologica, legata al retaggio culturale della naturalezza e della necessità della condivisione. In quattro workshop, realizzanti con tre docenti dell’Unife e un professionista esterno, si indagheranno i temi della sostenibilità, del design dei beni collettivi, della trasformazione delle città in sistemi sempre più evoluti, e collaborativi, fino al recupero della possibilità del vivere felici grazie alle forme di condivisione non strettamente connesse al mercato. Un tema, quest’ultimo, di straordinaria importanza e che sta mutando dall’interno il concetto di mercato in un approccio attento alle modalità mutualistiche e sociali, come ad esempio il microcredito o i circuiti crediti di nuova generazione.

Massimiliano Mazzanti il 21 maggio dalle ore 11 alle 13 coordinerà un workshop sul tema del design thinking and human centred approach. In cosa consiste esattamente il design della sostenibilità e, soprattutto, che ricadute hanno progetti realizzati secondo questi modelli?

M.M: Durante il workshop utilizzeremo diverse prospettive e competenze per gettare ponti creativi al fine di costruire organizzazioni sociali più sostenibili, attive, inclusive.

Che caratteristiche dovranno avare queste nuove organizzazioni?

Dovranno basarsi sulla partecipazione attiva dei cittadini/consumatori nella elaborazione, design e produzione di ‘beni pubblici e collettivi’ innovativi, e sulla inclusione sociale derivante da pratiche di business innovativo, complementare al mondo non profit nella creazione di maggiore ‘well being’ in una società che diventerà quindi più partecipativa, resiliente, equa, e per queste determinanti più ‘performante’ anche economicamente.

Gianfranco Franz, il 20 maggio dalle ore 17 alle 19 inquadrerà il tema della sharing economy per superare l’equivoco che vuole questo fenomeno legato a un nuovo capitalismo digitale, e fare spazio a un’idea della condivisione civile, civica e creativa. Perché la sharing economy non si esaurisce nel mercato digitale?

G.F: Le riflessioni che si vogliono promuovere saranno finalizzate a chiarire come la prospettiva ‘alla Silicon Valley’, verso cui è incanalato gran parte del dibattito sulla Sharing Economy e sulla cultura della condivisione sia non solo fuorviante, ma anche profondamente limitata, ed individualista, come ha chiarito Silvia Sitton. Il concetto di condivisione può infatti avere un impatto urbano e sociale assai più ampio e generativo se per Sharing Economy si iniziano ad intendere le pratiche dal basso di reciprocità e di collaborazione fra cittadini, associazioni, imprese (for e non-profit) finalizzate ad una gestione civica, creativa e non soltanto amministrativa, dei beni comuni.

In che modo questo approccio può contribuire al miglioramento, ad esemio, delle nostre città?

La stessa definizione di Smart City, tanto più limitante quanto più ristretta agli aspetti di applicazione delle tecnologie digitali, può trovare nuovo vigore se associata alle potenzialità di una ‘collaborazione urbana’ promossa ed interpretata da attori sociali auto-organizzati e in rete. 

Fulvio Fortezza, il 22 maggio dalle ore 11 alle 13 approfondirà il significato della sharing economy come stile di vita che, tramite la condivisione, può portare a una condizione di felicità. Cosa ha portato la sharing economy di nuovo nella vita delle persone?

F.F: Negli ultimi anni ci stiamo rapidamente affezionando a quelli che appaiono come nuovi mantra. Fra questi, emerge decisamente forte il tema dello sharing, che non è un concetto e un fenomeno così recente, ma che sta assumendo una nuova caratterizzazione grazie al web, che oggi ci interconnette tutti all’istante, su scala globale. Al di là delle forme di “pseudo-sharing”, è interessante analizzare la “condivisione”, intesa come come pratica di creazione e diffusione del valore fra persone, in una prospettiva mutualistica, orientata alla ricerca di consapevolezza e felicità.

Quale è, invece, il ruolo in tutto questo processo della ricerca della felicità?

Il tema della felicità, a sua volta, è un altro mantra, sempre più spesso oggetto di strumentalizzazioni a fini commerciali. Nell’ambito della sessione si analizzerà questo tema in un’ottica ampia, con il ricorso a casi e testimonianze stimolanti, che racconteranno, ciascuna, di un tassello del framework del “vivere felice”.

Andrea Aversa, esperto di progetti di inclusione sociale, il 21 maggio dalle ore 115 alle 17 discuterà con i suoi ospiti il cambiamento in atto nel mondo economico finanziario, con un’attenzione particolare al nuovo mutualismo, alla solidarietà e alla fiducia.

A.A: Il mondo finanziario sta cambiando. Si cercano nuove condizioni di rapporto con i mediatori di credito e, in una certa misura, una sorta di vicinanza quasi in forma di partnership. Progetti come il microcredito o come i sistemi crediti come Liberex, tecnologie come il blockchain mettono al centro delle nuove transazioni le persone anzi, le relazioni tra persone.

A cosa porterà questa trasformazione?

Senza dubbio a un nuovo concetto di stabilità e di sostenibilità come fenomeni appartenenti a uno stesso desiderio di miglioramento del rapporto tra finanza ed economia reale.

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