I contenuti del Ferrara Sharing Festival

Di Francesca Fornari

 

Tra un mese prenderà inizio la prima edizione del , un evento diffuso dedicato al tema dell’economia collaborativa o, meglio, dei «comportamenti» collaborativi che stanno nel tempo prendendo le forme più diverse.  A raccolta oltre 100 relatori, società, imprese, associazioni, fondazioni che lavorano quotidianamente nei settori dell’innovazione e della cooperazione sociale

Ferrara. Un festival di tre giorni per indagare le trasformazioni in atto. Dal 20 al 22 maggio, la prima edizione dello Sharing Festival pervaderà Ferrara.  Il progetto è nato dall’incontro tra l’Associazione Italiana Sharing Economy, l’agenzia Sedicieventi di Eugenio Guarducci che produce l’iniziativa, il Comune di Ferrara, nella persona del Vicesindaco Massimo Maisto coadiuvato dal suo staff e l’Università di Ferrara, nello specifico del Dipartimento di Economia.

Perché a Ferrara? Il progetto si inserisce in un dibattito culturale sulla contemporaneità da tempo inaugurato dalla città: qui si svolgono alcuni eventi significativi come il Festival di Internazionale, spazio mentale destinato alla riflessione e al confronto su temi urgenti dell’attualità.  Nasce in una regione storicamente depositaria di una ben precisa memoria culturale, un retaggio del mondo della cooperazione che assorbe quell’attitudine alla collaborazione che oggi stiamo cercando di analizzare.

Quali gli aspetti esplorati nell’evento diffuso sull’economia collaborativa?Pluridimensionali. La  configurazione di nuovi approcci organizzativi che si sono sviluppati con le tecnologie, il livello sociologico che studia i passaggi generazionali per descrivere una società di lavoratori mobili, flessibili, interconnessi e la ricerca di sicurezze su cui ricostruire un nuovo mondo,  il livello tecnico e di mercato con la presentazione di piattaforme di sharing economy che, per mezzo del canale digitale e di nuove applicazioni, stanno mettendo a puntosistemi innovativi di coprogettazione e distribuzione di servizi e prodotti.

Il consumo collaborativo è uno degli aspetti fondamentali di questa, chiamiamola, rivoluzione in corso, ma paradossalmente non è il più importante.
Il cambiamento che agli organizzatori interessa raccontare è la spinta a ripensare la realtà partendo da valutazioni di sostenibilità e di valorizzazione di ogni aspetto della vita, da quello più pratico legato ai servizi pubblici alle strategie di sviluppo dell’impresa, dalle nuove esigenze di comunità e di appartenenza che spingono le persone ad agire insieme a quello più astratto e ideale che tocca la convergenza della cultura con la dimensione civica.
Una lettura causale del fenomeno della sharing economy: nuove esigenze di produzione e modalità di lavoro corrispondono a forme inedite di aggregazione e co-azione su temi complessi che, in parte, obbediscono alla volontà di immaginare possibili cure per una civiltà in crisi.

A queste variabili si lega la questione delle piattaforme vere e proprie, divise dalla letteratura di settore in due grandi anime: il neo-capitalismo digitale e l’innovazione sociale.
Davide Pellegrini, anima dell’Associazione Italiana Sharing Economy ci parla di come fare impresa nell’economia circolare: «forse, arrivati a questo punto sarebbe opportuno sottolineare che non è il fatturato il discrimine, semmai è la ragione d’impresa e il modo in cui questa diventa azione imprenditoriale in senso pratico a fare la differenza. Un’impresa sociale o la socialità d’impresa? Si sta discutendo di questo a un livello globale per dire che ogni impresa oggi, mantenendo i suoi obiettivi di mercato, dovrebbe integrare e ridistribuire valore sociale in termini di benefici per la comunità, dovrebbe avere un ruolo attivo nella ricerca di soluzioni condivise utili a tutti. Siamo al di là del consumo. Siamo in un’economia circolare che si rigenera da sola, in risposta a bisogni crescenti che non si esauriscono nello smaltimento di un prodotto, ma che guardano all’equità come valore principale».

Temi che saranno discussi in sessioni di plenaria divise in tre macro-aree – Modelli economici, Nuove competenze, Piattaforme – che hanno l’obiettivo di preparare il terreno argomentativo del Festival e descrivere il fenomeno in senso più filosofico e culturale con momenti dedicati all’attuale situazione politico-normativa (avremo occasione di discutere sulla proposta di legge presentata a Marzo).

Ci sono i workshop che, con la partecipazione di alcune associazioni del territorio, si concentreranno sugli aspetti sociologici e sulle nuove forme della collaborazione e toccheranno temi diversi: le Nuove cittadinanze e gli ecosistemi sociali con la descrizione di fenomeni animati da spirito volontaristico come la social street o di innovativi progetti di coabitazione come il social-housing. In questa area si parlerà anche di foodsharing, ovvero la ridistribuzione sul mercato di eccedenze alimentari destinate allo smaltimento e si discuterà dell’evoluzione dei gruppi solidali d’acquisto; le Nuove professioni, tema molto ampio che comprende un’analisi degli spazi collaborativi come hub e coworking che spesso ospitano professionisti ancora non del tutto riconosciuti dalla classificazione odierna delle competenze. Professioni che, ragionando sulla possibile trasformazione delle nostre realtà produttive, devono ancora avere sbocchi di mercato pur riferendosi già in parte a un bisogno di innovazione del sistema produttivo, sociale e culturale; il Turismo e la cultura, due settori trainanti che raccontano da un lato lo scossone che la sharing economy ha provocato mettendo in dubbio la rigidità normativa di tradizionali ordini e associazioni come nel caso del sistema turistico, che oggi apre a un possibile dialogo con i siti e i network di ultima generazione, dall’altro la mutazione dei prodotti culturali che, grazie ad alcune brillanti idee diventano occasioni per condividere in spazi privati spettacoli teatrali, letture, quando non community digitali per scambiare libri e conoscenza.

Il Festival si nutre della collaborazione con il Dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara, con il quale sono stati progettati quattro workshop che spaziano dagli strumenti di design necessari per lavorare su un progetto sostenibile ai finanziamenti solidali, e con la partecipazione di realtà che operano nel crowdfunding, nel microcredito e nei nuovi circuiti creditizi che si basano sulla fiducia e sul capitale relazionale. Sempre in collaborazione con l’Università, ci saranno altri due tavoli dedicati al tema dell’economia della felicità e al ripensamento di una ecologia urbana sempre più orientata a integrare il concetto della smart con l’idea della social city.
In ultimo ma non ultimo ci saranno workshop in collaborazione con le associazioni di categoria e le imprese, che sono praticamente in via di chiusura.

Il Festival vuole dare spazio alla dialettica di fasi storiche diverse in cui i tradizionali assetti produttivi e sociali si trovano di fronte l’opportunità di rinnovarsi e di assorbire costruttivamente nuove energie e conoscenze.

«A chi vede nell’avvento dei processi collaborativi digitali – prosegue Pellegrini – un pericolo rispetto all’attuale configurazione del sistema va ricordata la ciclicità della storia e il fatto che il cambiamento arriverà nonostante tutto, definendosi in modo veloce e inesorabile in forme che, non considerate, possono andare verso la disintermediazione e l’assenza di regole coerenti; chi considera la sharing economy come un fenomeno di poca sostanza, deve riflettere sull’importanza di un’economia fatta ormai di esperienze e trame relazionali molto forti ed efficaci, rapporti in cui la collaborazione e l’azione condivisa diventano un modus vivendi et agendi. Quelli che, invece, sostengono il cambiamento socio-culturale e l’innovazione tecnologica a tutti i costi, mossi dalla volontà di azzerare e rottamare tutto quello che c’era prima, devono invece approfondire la conoscenza della nostra identità storica fatta di cultura, esperienza, competenza di settore e di professionalità che conoscono alla perfezione gli spazi e le strategie che possono permettere a nuovi fenomeni di valorizzarsi al meglio. Ecco, dunque, il Festival serve a pensare a come rendere il cambiamento un processo coerente con la nostra identità, fatta di associazionismo, di cooperazione, di intuizioni imprenditoriali intelligenti, di grande capacità di azione solidale e di un’innata predisposizione alla creatività e all’immaginazione del futuro».

Un Festival che sarà anche intrattenimento colto, con la partecipazione di Alessandro Bergonzoni a una seria di spettacoli teatrali, reading, concerti. Tre giorni di festa.

Tra i partecipanti:
Aiccon, Agenzia Lama,  Eccom, Tns Italia, Intesa San Paolo, Compagnia di San Paolo, Smartika, Unione Nazionale dei Consumatori, Altroconsumo, Acta, Clap, Fondazione Bruno Kessler, Impact Hub, Italia che Cambia, Che Fare, Cittadinanza Attiva, Generazioni Lega Coop, Avanzi, Farm Cultural Park, casa Netural.

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