Diritto, beni comuni e disobbedienza civile

Perché è importante esserci

Se analizziamo la situazione nel nostro paese ci rendiamo facilmente conto che una delle principali ricchezze delle città è costituita da beni in abbandono, beni dormienti condannati dal passato al disuso e al deperimento. Spesso capita di imbattersi in campagne di sensibilizzazione a favore del recupero delle periferie o, magari, di spazi che se riattivati potrebbero produrre nuove energie per la riqualificazione di aree altrimenti destinate al degrado.

C’è, poi, il tema del miglioramento dell’accessibilità all’impresa da parte delle organizzazioni giovanili, dalla semplificazione delle normative a iter burocratici agevolati concepiti per permettere lo sviluppo di spazi culturali, coworking, hub creativi, tutti con l’obiettivo di portare nelle città nuova linfa vitale, stimoli, idee a beneficio della comunità.

Abbiamo visto in questi anni e conosciamo le azioni di occupazione che sono diventate le uniche strategie di rilancio di attività a vocazione sociale altrimenti impossibili. Alcuni esempi sono più che noti e durante l’incontro ne parleremo in modo approfondito. 

La domanda che rivolgiamo a Guido Smorto, esperto di diritto, di processi partecipativi e di economia circolare è, quindi, quanto possiamo considerare illegittimo e pericoloso un comportamento che spinge associazioni e organizzazioni a una disobbedienza civile, come nel caso dell’occupazione, pur finalizzata a recuperare opportunità sociali, culturali e produttive e, se così fosse, cosa si può fare per sfruttare pienamente il valore di chi vuole operare sul territorio e riutilizzare spazi e beni altrimenti abbandonati a se stessi, con seri danni al contesto sociale.

Un dibattito doveroso. È prevista la diretta streaming.

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