Il report del 30 ottobre presso LLOYD’s

Il 30 ottobre sono stato tra i relatori del workshop dal titolo Opportunità e Rischi della Sharing Economy, organizzato da LLOY’D per fare il punto sui modelli di business del mercato assicurativo applicati alla peer to peer economy. Dopo un susseguirsi di interessanti interventi ho avuto spazio per un’analisi di scenario. Ecco cosa ne è venuto fuori.

 

1) Si continua a mettere sullo stesso piano la sharing economy e l’. Mentre la prima, però, risulta essere una sorta di dichiarazione d’intenti e la fotografia di un comportamento sociale con effetti da valutare su micro-economie di sussistenza, la seconda esprime un modello imprenditoriale di erogazione e consumo di servizi orientati al mercato in modo più netto. 

 

2) I settori dell’economy on demand li conosciamo. I più noti sono la mobilità e il noleggio di case (fatta eccezione per la galassia di imprese e organizzazioni che operano nel crowdfunding). Questi due, comunque, sembrano essere al momento i veri motori della sharing. Analizzandone le caratteristiche otteniamo una serie di informazioni utili. Se ci concentriamo ad esempio sulla mobilità, con l’indiscussa leadership a livello globale di Uber, appare chiaro che il mercato sembra essersi formato sul predominio di alcuni grandi unicorni per fare spazio in via secondaria a un’offerta molto ampia che risulta essere, però, una variazione sul tema. Trovato il modello, quindi, si compete sul rafforzamento del core business per mezzo dei servizi collaterali. Tecnologie più sofisticate, commodities all’avanguardia, convergenza delle attività di mercato con sistemi di valori a vocazione sociale (come la scelta del green e dei motori elettrici). Si consideri anche che, rispetto al tema del car, scooter o bike sharing, pur con modalità molto diverse, i casi di costruzione del servizio sono limitati a una serie di opzioni:

– spesso si tratta di corporate che acquisiscono start up o imprese già strutturate per offrire servizi on demand come strategie di rafforzamento della propria mission. È quello che è successo con l’entrata di Reale Mutua nel mercato del car sharing con l’acquisizione di quote di Auting o con Europcar che ha acquistato Scooty. Settori, quello assicurativo e quel del car renting, che guardano alla sharing economy nella misura dello spostamento dell’utenza verso inediti comportamenti di consumo;

– per quel che concerne la mobilità, gli accordi sono il risultato di join venture tra mondo corporate e amministrazione pubblica. I Comuni e gli Enti Locali favoriscono e appoggiano l’implementazione di servizi di nuova generazione a beneficio della comunità e ne agevolano la realizzazione facendosi carico, in alcuni casi, del processo di culturalizzazione come ambassdador del cambiamento. C’è ancora moltissimo lavoro da fare rispetto ad altri paesi, come dimostrano alcuni comportamenti vandalici ai danni di società come Obike o i vuoti normativi che impediscono l’attivazione di servizi all’avanguardia, come i monopattini elettrici di Helbiz a Milano. La strada, però, sembra essere giusta.

 

3) Se prendiamo, poi, le piattaforme di local hosting e di home sharing il discorso appare più chiaro. In questo caso c’è la forte presenza sul mercato di Air Bnb, che ha lavorato molto per trovare un accordo con le amministrazione comunali nelle principali città italiane. Alcuni punti:

– le organizzazioni più innovative sono in costante contatto con le principali trasformazioni del settore. La progressiva affermazione delle cooperative platform hanno portato strutture come Air Bnb ha immaginare percorsi di crescita di tipo premiale per i propri provider di servizi/ utenti, come nel caso del super-hosting;- molte piattaforme prevedono la progettazione ed erogazione di servizi collaterali. Nel caso di Air Bnb, l’apertura al mondo del turismo con la valorizzazione delle stories e con l’offerta di esperienze di viaggio;

– la posizione di leader di mercato di realtà come Air Bnb favorisce, nei casi più fortunati, la nascita e crescita di servizi terzi concepiti per raffinare l’offerta “core” della piattaforma leader in un’ottica di utility ben precisa. È il caso di Clear Bnb o di Ospitami, realtà che offrono servizi di gestione normativa e organizzativa per chi desideri mettersi nel settore del local hosting, dalle pulizie al coordinamento del flusso di utenti.Seguono una serie di realtà molto variegate, dai servizi condivisi di lavanderia al renting di utensili da lavoro, dallo sharing di storage e magazzini per materiali di edilizia all’affitto temporaneo e  condiviso di piscine.

 

4) Un caso a se stante e molto interessante è quello dei servizi per professionisti, come ad esempio gli spazi di lavoro. Il settore del co-working è importante perché denota, come elemento cardine, la trasformazione sociale della dimensione produttiva. Si parla, infatti, di un’offerta strutturata sulle esigenze di uno specifico target, quello dei Millenials, espressione di  una generazione che deve rapportarsi alla condizione di precarietà del mondo economico e quindi in cerca di servizi più versatili, funzionali, comodi ed economici. La maggiore attitudine alla flessibilità, il dinamismo spesso imposto dalla necessità temporanea di lavoro fanno da contraltare alla maggiore predisposizione a costruire relazioni, ad aderire a manifesti di valore e a ciò che questi “contenitori” e Hub rappresentano nella dialettica dell’innovazione e della cultura.Anche in questo specifico caso, comunque, il fenomeno economico prevede:

– la costruzione di un contenuto di valore al di là della semplice offerta di una postazione temporanea. I co-working propongono una visione del mondo e il valore aggiunto di un ambiente di rapporti e possibilità di incontro con persone simili. Sono l’anello di congiunzione tra un’economia di servizi on demand e l’innovazione sociale, intesa come spinta a progettare e costruire realtà micro-imprenditoriali e servizio in stretta relazione ai bisogni e a obiettivi di riqualificazione sociale di sostenibilità, di risanamento del degrado, e non solo nella direzione dell’economia circolare;

– i co-working vivono di attività collaterali, spesso grazie all’animazione di community vitali e propositive.

C’è poi il settore culturale e, da là, le possibili ricette per il miglioramento della divulgazione e del racconto delle proprietà e delle opportunità che la cultura collaborativa potrebbe portare. 

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