Sharewood, e lo sport diventa condivisione

piercarlo mansuetoSharewood è un’idea nuova di impresa. Si concentra in un’attività di scambio di attrezzature sportive e, grazie al riferimento alla costruzione di una rete sociale propria dell’economia collaborativa, costruisce relazioni e rapporti tra persone. Ne abbiamo parlato con Piercarlo Mansueto, CEO del progetto.

Parlateci dell’idea? Come nasce Sharewood e in base a quale analisi avete pensato potesse esserci spazio sul mercato?

Sharewood è una giovane startup che opera all’insegna dei principi della sharing economy: siamo l’AirBnb per attrezzatura outdoor. Oggi i giovani che vogliono praticare attività all’aria aperta, dallo sci al diving, dal camping alla bicicletta, devono confrontarsi con una barriera rappresentata dal costo dell’attrezzatura. Contestualmente sono molte le persone che nel corso del tempo hanno accumulato questo tipo di attrezzatura e che utilizzano poche volte l’anno. Basti pensare che secondo un sondaggio commissionato da subito.it, negli armadi degli italiani c’è un valore di oggetti inutilizzati pari a 15 miliardi di euro.

Sharewood risolve il problema con una brillante soluzione win-win: una piattaforma online che metta in comunicazione questi due mondi, permettendo ai primi di risparmiare e ai secondi di ottenere una fonte alternativa di reddito. A ciò si aggiunge la possibilità per i negozi tradizionali di attivare un nuovo canale per distribuire la propria merce e farsi conoscere dal target di riferimento.

Dopo mesi di studio e dialogo con i target, abbiamo riscontrato quanto essi siano particolarmente propensi e reattivi al face-to-face marketing. Un esempio lampante sono gli eventi Sharewood, che abbiamo organizzato in luoghi strategici, tanto per la stagione estiva, quanto per quella invernale. Il primo è stato lo “snow break” a Cervinia, Valle D’Aosta, dove tutti i praticanti di attività outdoor si sono interessati al progetto, ricercando maggiori informazioni e lasciando la propria mail, al fine di essere ricontattati e aggiornati sugli sviluppi futuri. Siamo stati definiti con grande piacere “il futuro del noleggio”. In tale occasione sono state peraltro noleggiate attrezzature. Questa tipologia di evento è stata replicata nel’ambito Bike a Milano e nell’ambito Sub nel Salento.

Tale validazione offline risulta fondamentale al fine di comprendere se il tuo concept di business potrà avere sviluppi concreti.

In poche settimane tramite la nostra pagina Facebook abbiamo ottenuto più di 1700 like e il nostro profilo Istagram più di 2200 follower. Abbiamo da pochi giorni creato un canale Youtube e gli account Twitter e Linkedin. Mentre stiamo ultimando la beta privata, abbiamo rilasciato una landing page, che ha ottenuto oltre 1800 visitatori unici, con circa 350 e-mail raccolte. Altre 700 sono state reperite grazie ad un approccio diretto col cliente e al face-to-face marketing.

Sharewood nasce all’interno di Innovaction Lab uno dei corsi di formazione migliori in italia. Ti trasmettono un know-how che altrimenti è davvero difficile far proprio. L’idea è nata dal duro lavoro mio e del mio grande socio Gabriele di Blasio col quale ho passato notti insonne pur di raggiungere il nostro obbiettivo. Mi preme sottolineare che tutti gli sviluppi e i meriti ottenuti sono dovuti all’impeccabile e costante lavoro di tutto il team. Nicola Lamonaca, CTO e Co-founder di Sharewood, persona piena di professionalità che lavora per 30 ore di fila senza neanche bere un caffè. Dario Sabato, grande grafico che ha partecipato alla creazione del cortometraggio “ the world of gamble” candidato agli oscar e Giulia Trombin che con la sua solarità e caparbietà si occupa di tutto l’aspetto: Comunicazione e organizzazione di eventi.

Si parla molto di sharing economy ma, secondo voi, in base a quale criterio la microeconomia dello scambio dovrebbe essere sostenibile?

Sharewood permette di abbattere la barriera del possesso, sostituendola con l’accesso, in un’ottica di utilizzo efficiente e responsabile delle risorse. Vogliamo permettere a tutte le persone di sperimentare nuove avventure, nel rispetto dell’ambiente senza dovervi rinunciare a causa del costo. Tutto questo fornendo la suddetta soluzione win-win, dove ci saranno persone che guadagneranno e altre che risparmieranno. Questo è il beneficio più grande che si possa trarre e con la sharing economy lo si può cogliere. In un contesto economico del genere si riesce ad accedere a determinati oggetti con minor disponibilità a pagare e si ottiene una fonte di reddito alternativa. Un “mutual financial benefit”.

 

La sharing ha a che fare con le relazioni umane. Possiamo dire che, in verità, il vero e grande valore in più è il capitale sociale? Anche per Sharewood è la stessa cosa?

Senza alcun dubbio. La componente più importante sono le persone e le interazioni che si creano fra esse. Noi ci definiamo un human-to-human business, perché non è solo l’aiuto in termini economici che forniamo, bensì le persone che conosci e i luoghi che ti consigliano che rendono per le nostre persone l’esperienza unica. Si tratta di uno “state of mind” che oltre a facilitarti la vita, ti regala emozioni nuove con persone e luoghi tutti da scoprire. Il bello della vita è sentirsi sempre vivi.

 

Molte idee vengono da fuori Italia. Noi risultiamo spesso come consumatori dei format più che produttori. A cosa dobbiamo questi ritardi?

Purtroppo il nostro Paese si è adeguando alle dinamiche startup, non solo in ritardo rispetto allo scenario americano, ma soprattutto con tempi più lenti. Tale ambito non è conosciuto da molti giovani e questo lo si deve a delle asimmetrie informative che in pochi cercano di ridurre. Al contempo riconosco anche la mancanza di determinazione nei ragazzi come reazione a tutto questo, sarebbe troppo semplice farne una colpa solo al sistema come d’altronde si è soliti per ogni cosa.  Ci sono realtà che finanziano il duro lavoro di quei pochi ragazzi italiani che vogliono mettersi in gioco e noi stiamo lavorando duro per far parte di coloro che daranno inizio a tale scenario in Italia. Vogliamo provare ad accelerare tali dinamiche e vogliamo farlo nel nostro Paese.

 

Come siete riusciti a trovare i capitali e che previsioni di crescita avete sul mercato?

Per adesso ci siamo sempre e solo autofinanziati.  Il 20 maggio saremo presenti alla World Wide Web conference 2015 che si terrà a Firenze. Abbiamo applicato a vari programmi di accelerazione e siamo in attesa delle selezioni che verranno annunciata fra Giugno e Luglio. Ci sono investitori privati interessati a Sharewood con i quali avremo modo di parlare nelle prossime settimane. In relazione ad un finanziamento minimo ottenibile riteniamo, dopo analisi accurate, di raggiungere il valore minimo di 12.000 utenti dopo il primo anno. Da considerare che per l’inizio della stagione invernale saremo pronti con l’App IOS/Android che renderà tutto molto più pratico, virale e tendenzialmente potrà incrementare la suddetta stima. Siamo i primi in Italia e contiamo di espanderci al meglio e nel minor tempo possibile.

 

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