Sharing Economy, beni o servizi?

“In Italia, i servizi di condivisione sono conosciuti dal 70% degli intervistati ed utilizzati dal 25%: circa 1 milione di individui in più dell’anno precedente”, dice Federico Capeci di TNS. “La crescita è sempre sostenuta, ma sicuramente più timida. Un mondo eterogeneo di beni e servizi, usati in condivisione, che raccontano un profondo cambiamento sociale, l’emergere di motivazioni diverse sottostanti l’utilizzo di questi nuovi modelli di business”. In Italia, l‘utilizzo di queste tipologie di servizi di condivisione è abbastanza trasversale, con punte naturalmente fra i più giovani: i Millennials”.Ma quali sono le motivazioni sottostanti l’uso? La crisi ha sicuramente sostenuto e dato visibilità a ai nuovi modelli di business in condivisione e la motivazione di “saving”, menzionata dal 41% resta la principale. E’ seguita da quella “esperienziale”, che si sostanzia come innovatrice ed intelligente (39%), oltre che risposta al consumismo (33%).

E non solo: sono valori importanti i legami sociali, il valore della fiducia verificata, il “feedback” ed i commenti che danno affidabilità al servizio/all’utente in sharing, come succede per le piattaforme di condivisione della mobilità o dell’accomodation.

Lo scenario è vario: la condivisione avviene sullo scambio e baratto di oggetti (10%), accomodation (10%), mobilità collettiva e condivisione di costi di viaggio (9%), mobilità con servizi forniti da aziende/enti in abbonamento/compenso (9%), di mobilità con servizi forniti da altre persone dietro compenso (8%). Emergono anche i servizi di crowdfunding, raccolta collettiva di fondi, con un 7% di utilizzo, così come il prestito tra privati ossia il social lending, peer-to-peer lending (4%), ”realtà concrete che iniziano a farsi vedere”, dice ancora Capeci.

 

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